
La leggenda del monaco e della contadina

Correva l'anno del Signore 950, e sulle sponde della laguna, dove l'abbazia di Sant'Ilario di Malcontenta si ergeva austera tra le nebbie e i canneti, si sussurrava di un amore impossibile, un amore che mai si consumò, ma che ardeva come fuoco sotto la cenere.
Il giovane frate Martino era giunto all'abbazia da pochi anni.
Era un uomo di preghiera, di silenzi, di sguardi rivolti al cielo. Ma il destino volle che un giorno, mentre era intento a raccogliere erbe officinali lungo il sentiero che portava al villaggio, il suo sguardo incrociasse quello di Lucia, una giovane contadina dal volto pulito e dagli occhi profondi come la notte.
Lucia era povera, figlia della terra e dell'acqua, cresciuta tra i campi e le barene, ma il suo cuore era grande e puro. Da quell'incontro, senza mai dirselo, senza mai toccarsi, i due iniziarono a parlarsi attraverso gesti, attraverso le piccole cose.
Ogni giorno, all'alba, Martino pregava per Lucia, invocava su di lei la protezione del Signore, chiedeva per lei giorni di sole e raccolti abbondanti.
E Lucia, come risposta silenziosa, ogni mattina lasciava per lui una piccola pagnotta di pane ancora caldo su una pietra vicino al chiostro dell'abbazia. Non si incontravano mai, ma ognuno sapeva che l'altro c'era.
Un giorno, un'epidemia colpì il villaggio.
Martino, sfidando le regole della clausura, si recò tra i contadini per portare erbe curative e conforto.
Quando vide Lucia febbricitante nella sua povera capanna, sentì il cuore stringersi come mai prima. Rimase accanto a lei tutta la notte, recitando preghiere, bagnandole la fronte con panni freschi.
Lucia guarì, e in segno di gratitudine, una sera, mentre il sole moriva dietro la laguna, si avvicinò a Martino. Sapevano entrambi che non potevano appartenersi, che la vita li aveva messi su sentieri diversi, ma l'amore, quello sì, era reale. Lucia gli sfiorò appena il viso e, con la dolcezza di un soffio di vento, posò un bacio sulla sua guancia. Fu il primo e l'ultimo contatto tra loro.
Gli anni passarono. Martino divenne un monaco anziano, Lucia una donna canuta che continuava a impastare il pane. Nessuno dei due si sposò mai, nessuno dei due dimenticò l'altro.
Ancora oggi, nei giorni di nebbia, quando la laguna tace e il vento porta con sé il profumo del pane caldo, qualcuno giura di vedere, tra le rovine dell'antica abbazia, l'ombra di un monaco inginocchiato e, poco più in là, quella di una donna che lascia un'offerta invisibile su una pietra levigata dal tempo.
Così la leggenda racconta, e così, forse, l'amore vero si manifesta: nei gesti semplici, nel sacrificio silenzioso, nell'attesa di un'eternità insieme.

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